Addio a Berta Càceres, una martire dell’ambiente  

Berta Caceres
Era una donna di etnia lenca, in Honduras, che difendeva i diritti dei popoli indigeni e il Rio Gualcarque dalla
costruzione di uno sbarramento finalizzato alla produzione di elettricità. Per questo lo scorso anno aveva ricevuto il “Goldman environmental prize”, il più importante riconoscimento per chi si batte nel mondo in difesa dell’ambiente. E con ogni probabilità a causa delle sue lotte Berta Càceres, 45 anni, è stata assassinata giovedì 3 marzo da due uomini che le hanno sparato durante la notte nella sua casa di La Esperanza, capoluogo del dipartimento di Intibucá.

È l’ennesima martire dell’ambiente che si aggiunge a una lista molto lunga ma meno nota di quanto dovrebbe: secondo la ong “Global Witness” (vedi qui il rapporto) nel 2014 sono state uccise 116 persone impegnate su tutto il pianeta in difesa dell’ambiente e del proprio territorio, il 20% in più rispetto all’anno precedente. La media è all’incirca di due uccisioni a settimana e tre quarti di queste avvengono in Centroamerica e in America Latina. Proprio l’Honduras è il paese più a rischio per gli attivisti ambientali con 101 assassini fra il 2010 e il 2014. 

Berta Càceres guidava il Copinh (il Consiglio civico delle organizzazioni popolari dell’Honduras) e aveva organizzato a partire dal 2013 una forte mobilitazione contro l’impianto idroelettrico di “Agua Zarca” che la società statale cinese Sinohydro meditava di costruire a prescindere dal consenso delle popolazioni. La società aveva poi ritirato, alla fine dello stesso anno, la partecipazione al progetto e anche la Banca mondiale, che avrebbe dovuto finanziarlo, si è chiamata fuori. Evidentemente però non è bastato: «L’attivista Berta Cáceres ha ricevuto frequenti minacce di morte – si leggeva un anno fa  nel rapporto di “Global Witness”, significativamente intitolato “¿Cuàntos màs?” (Quanti ancora?) – Ha sofferto la criminalizzazione del governo e ha visto assassinare i suoi compagni che si opponevano al progetto di una diga nella terra indigena». E ancora: «Anche se la Commissione interamericana dei diritti umani ha chiesto “misure cautelari” che avrebbero dovuto metterle una protezione di emergenza, il governo di Honduras non ha applicato queste misure con efficacia».

Era una morte annunciata, insomma, quella di Berta Càceres. La polizia locale ha parlato di una rapina finita male ma durante i funerali, ai quali hanno partecipato migliaia di persone portando a turno sulle spalle il feretro per dieci chilometri, in molti gridavano: “La sua lotta continua, Berta è con noi oggi e per sempre” (Marco Fratoddi, segretario generale Fima)

Il suo discorso durante la cerimonia del Goldman Prize 2015  

2 comments on “Addio a Berta Càceres, una martire dell’ambiente  

  1. […] definirla una martire dell’ambiente, ma “se avesse dovuto scegliere un termine, probabilmente si sarebbe definita una luchadora, una […]

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