Category: librigreen

Valentina Cavanna, “Petra Kelly, ripensare l’ecopacifismo”

Valentina Cavanna

Ci può essere rispetto per l’ambiente e conflitto armato al tempo stesso? Nei territori dove vige la guerra, può esistere l’attenzione per la Natura? Sono domande retoriche, perché la risposta non può che essere no. Lo aveva sostenuto con forza Petra Kelly, la donna che ha contribuito a fondare il partito dei Grünen (Verdi) tedeschi, fondendo in un unico pensiero ecologismo, femminismo e pensiero nonviolento in una fase cruciale della storia moderna, quella fra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso. Valentina Cavanna, avvocato di Diritto dell’Ambiente, autrice del libro “Petra Kelly, ripensare l’ecopacifismo (Interno4 edizioni), ripercorre le tappe della breve vita di questo personaggio che ha segnato profondamente il pensiero ambientalista di un’intera generazione. «Il pensiero di ecopacifista di Petra – scrive Cavanna – si pone un obiettivo di “eco-giustizia”. Questo obiettivo entra nella politica e informa tutta la sua attività, istituzionale e non. Anche per questo motivo viene considerata un politico “unico”, difforme da tutti gli altri». Petra Kelly, insomma, impegnata contro «un’incessante, quasi disperata lotta contro le violazioni dei diritti umani, contro l’ingiustizia e la violenza, portando la politica dal basso, la disobbedienza civile e le manifestazioni. È stata un ponte tra popoli di diversi paesi e continenti, creando un collegamento tra le idee e i movimenti pacifisti, non violenti ed ecologisti negli Stati Uniti e in Europa». «Il lascito di Petra – conclude l’autrice – è il principio per cui dobbiamo rifiutare un mondo regolato dalla legge del più forte; l’assunzione delle proprie responsabilità e il rispetto per l’altro e per l’ambiente sono la chiave di un impegno che è prima di tutto personale e poi politico». Senza pace, senza il rispetto dei diritti umani non può esserci tutela ambientale. Un messaggio quanto mai attuale, in un’epoca segnata dal terrorismo, dalle migrazioni climatiche, dal’inquinamento che ha raggiunto le vette dell’Everest e le profondità dei mari.

Sabrina Mechella

Intervista a Valentina Cavanna, Salone del Libro di Torino

Alessandro Hellmann, “Il fiume rubato”

Alessandro Hellmann, Intervista al Salone del Libro di Torino

Dopo aver visto il Bormida a Cengio, rosso sangue con gli argini spogli come se fossero di cemento, comprendi cosa vuol dire ambiente. È una sensazione di tale desolazione che non ti lascia più. Per anni. Era il 1986 quando vidi il Bormida rosso. L’anno di Cernobyl. Ci sono tornata nel 2016 e ho trovato gli orti sugli argini, i pesci, gli uccelli, i rovi, e l’ho trovato bellissimo. Bellissimo questo fiume uguale a tutti gli altri, ma che nel mio immaginario ha un che di resurrezione. Per questo ogni parola del Fiume Rubato di Alessandro Hellmann ha un valore speciale, non lasciata al caso. La storia che racconta è quella di un popolo, di una valle che ha avuto il coraggio di riprendersi la vita, insieme al fiume e al suo ambiente. Una storia scritta e raccontata in modo semplice, comprensibile, come chiari, semplici erano i diritti negati per cui manifestavano gli abitanti della valle: il diritto ad un ambiente sano, ad una salute senza rischi ad un futuro per i figli. Lo definirei un libro affettuoso, attento a raccontare i fatti con la profondità di un buon giornalismo senza mai usare toni sgradevoli. Ne è stato tratto uno spettacolo teatrale e un film con la regia di Diego Scarponi, interpretato da Andrea Perdicca.

Lucetta Paschetta

Intervista ad Alessandro Hellmann, Salone del Libro di Torino

Tullio Berlenghi, Storia del Diritto Ambientale

Tullio Berlenghi, spazio Fima, Salone del Libro di Torino

Molto interessante e – per certi versi – didascalico, il saggio da poco pubblicato da Primiceri  sulla “Storia del Diritto Ambientale”. Un excursus che parte da molto  lontano, con riferimenti al Codice di Hammurabi e alle “leges” di Diritto Romano. Un testo che ha un saldo impianto di analisi storico-giuridica e che – come dovuto –  si concentra in modo particolare sul Secondo Dopoguerra, sulla difficile convivenza tra “boom economico” e ambiente, sui ritardi delle varie legislazioni nazionali e internazionali. Tullio Berlenghi, apprezzato tecnico della materia, con lunga esperienza di settore, ora in forza al Ministero dell’Ambiente, ha raccontato con sintassi piana e accessibile – e con una grande preoccupazione per la leggibilità di testi, decreti, ordinanze, direttive, non sempre chiare – quello che è successo negli anni riguardo alla tutela dell’ambiente, per evitare di fare peggio in futuro. L’attenzione dell’autore è puntata sulla lentezza  che ha caratterizzato la legislazione ambientale (un po’ di tutto il mondo) nel recepire sollecitazioni e innovazioni importanti. Lui stesso ci ricorda, d’altra parte, che :  “Tutti gli ordinamenti giuridici sono nati dall’esigenza di stabilire regole certe e facilmente conoscibili per garantire una serena convivenza all’interno di una collettività. In passato ci si limitava ad imporre norme a tutela dell’incolumità delle persone e della proprietà. Man mano che le organizzazioni sociali diventavano più complesse ed articolate si avvertiva la necessità di adeguare l’ordinamento giuridico ai continui mutamenti, tenendo conto spesso dell’influenza dei precetti morali e religiosi dominanti. Appare chiaro che quando le società erano caratterizzate da un assetto “primitivo”, in cui la stessa vita umana non godeva di un regime assoluto di tutela, vi era una netta semplificazione dei sistemi giuridici e una conseguente circoscrizione dei beni e dei diritti protetti. E non è difficile immaginare che ambiente e territorio fossero piuttosto lontani dall’appartenere alla categoria.” Appunto, un non riconoscimento del “bene ambiente” in quanto tale. Una “variabile” da conteggiare come “aggiunto” in un quadro di costi e benefici, in cui al centro – e per moltissimo tempo – è rimasto il profitto. E, purtroppo, la tutela dei beni ambientali si è cominciata ad affermare solo quando si è iniziato ad avvertire il rischio di depauperamento e conseguentemente la potenziale scarsità di un bene, considerato fino ad allora inesauribile. L’elemento più  significativo della COP 23, ricorda nella parte finale del libro Tullio Bertenghi “ è stato indubbiamente quello di muovere i primi timidi passi di un percorso finalizzato all’avvio di azioni concrete per la decarbonizzazione dell’economia mondiale.” Ma già nuove nuvole si addensano sul futuro ambientalmente compatibile del nostro pianeta, almeno a quanto viene riportato dai vertici dei G7 in Canada e dal concomitante “Vertice di Shangai” con la partecipazione di nazionai grandi e piccole di quello che veniva definito un tempo “Terzo Mondo”. E proprio alla luce degli ultimi sviluppi “capire” come ci siamo arrivati può essere fondamentale.

PL Cavalchini

Intervista a Tullio Berlenghi, Salone del Libro di Torino