Poco clima nell’informazione

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On ottobre 14, 2018, Posted by , In Rubriche, With No Comments

In Italia l’informazione sull’ambiente sta fallendo la propria missione come sta succedendo con i cambiamenti climatici dopo la presentazione rapporto dell’Iccp lo scorso 8 ottobre. Il dato più evidente  è lo scarso successo che hanno le notizie di carattere climatico, le meno lette di tutta l’informazione sull’ambiente. A cascata tutti i media main stream danno raramente notizie di carattere climatico, come è successo per il report dell’Iccp che ha trovato posto in prima pagina su tutti i quotidiani del mondo, mentre in Italia ha guadagnato la pole position solo su La Stampa e qualcosa di recente è stato fatto da Presa Diretta sulla Rai e da Milena Gabanelli sul Corriere della Sera.

Non m’importa qui capire se alle persone non interessa il riscaldamento globale perché non sono informate o se non si produce informazione perché le persone non leggono questi argomenti. La questione è come far interessare i cittadini italiani ai cambiamenti climatici, almeno al livello degli altri Paesi. In questo senso ritengo sia utile gettare qualche sasso nello stagno. Il primo è che molta dell’informazione sull’ambiente che realizziamo è poco utile. Spesso gli articoli su ambiente e clima non contengono elementi che danno al lettore una sensazione se non di utilità pratica, almeno utilità psicologica del tempo che hanno speso leggendo. E non è cosa da poco, perché questo crea fiducia e fedeltà verso i giornalisti e le testate. Cosa che la ridondanza informativa provocata dal digitale sia assolutamente importante per la sopravvivenza dell’informazione. Il secondo è spesso rappresentato dalla grande superficialità con la quale si affrontano le tematiche ambientali o dall’eccessivo tecnicismo – due facce della stessa medaglia – con cui si descrivono i fenomeni. Il terzo è la scarsa esplorazione sia cognitiva sia narrativa dei temi ambientali. Troppo spesso i nostri articoli sono la fredda rappresentazione di una notizia e non sono inseriti in contesti più generali che diano una visione più ampia o non raccontano storie personali che possano far “aderire” il lettore all’argomento nel quale riconoscersi. È questo a mio giudizio il “sasso” più importante che dovrebbe finire nello “stagno” del clima.

Ciò che manca all’informazione italiana sull’ambiente e sul clima è la declinazione da un lato, su contesti ampi e, dall’altro, l’andare sulle “piccole” ma emblematiche storie personali. Due aspetti in grado di dare un messaggio preciso al lettore: “il protagonista è come te, per cui se il clima è un suo problema lo è anche per te”. Si tratta di una dinamica che avrebbe degli effetti enormi sui social, grande veicolo di diffusione dell’informazione poiché le persone condividono ciò in cui si riconoscono. Pensate che valenza possa avere una simile dinamica in un momento nel quale è necessario cambiare gli stili di vita in direzione di una bassa intensità di carbonio. Bisogna avere chiara una cosa. L’informazione sull’ambiente non potrà più essere chiusa nella sua “CO2 free” torre d’avorio, fatta solo di questioni ambientali. Dovrà per forza contaminarsi, come l’ambientalismo del resto, con altre tematiche di contesto, il welfare, il disagio sociale, l’occupazione, l’innovazione, la cultura, l’istruzione e la genitorialità – solo per citare alcuni temi – perché la vita delle persone è fatta di questi aspetti che si intrecciano con le questioni ambientali.

Sergio Ferraris

(Il testo rappresenta l’anteprima della rubrica a firma dell’autore sul periodico Qualenergia)

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