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Antonio Cianciullo, “Ecologia del desiderio”

Antonio Cianciullo, Sabrina Mechella e Valentina Cavanna

Nel film “Non ci resta che piangere”, celebre film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, un frate ricorda continuamente ai passanti: «Ricordati che devi morire!!”». Questo mantra, ripetuto senza tregua, fa sì che alla fine l’uomo non sia più ascoltato da nessuno. È un po’ quello che, secondo Antonio Cianciullo, scrittore, giornalista del quotidiano “la Repubblica”, autore del libro “Ecologia del desiderio” (Aboca Edizioni), hanno fatto per decenni gli ambientalisti: messaggi di catastrofe, di allerta, di pericolo imminente hanno “anestetizzato” le persone, provocando un senso di rifiuto inconscio alla questione “tutela ambientale”. La tesi di Cianciullo, nel suo libro, è di capovolgere la percezione che hanno le persone rispetto al tema: da qualcosa che ci costringe ad attuare privazioni (e quindi a rifiutare), a oggetto del desiderio. Ma come fare? Per un centinaio di anni, in corrispondenza con l’inizio dell’era industriale, abbiamo attinto a piene mani tutto quello che la Natura ci ha messo a disposizione. Prima di allora l’essere umano si era limitato alla coltivazione dei campi e a un tenore di vita sostenibile per il pianeta. Dall’era del carbone in poi ecco l’accelerazione esponenziale: più industrie, più produzione di CO2, più deforestazione, più inquinamento, più scarti. «Gli anni del dopoguerra – scrive Cianciullo – con il boom economico è stato interpretato da inquinatori grandi e piccoli come una tana libera tutti per fare del cielo e della terra una discarica. Questi disastri nascono dalla convinzione diffusa che il pianeta sia un contenitore infinito, un bidone creato per inghiottire gli scarti di ci vogliamo disfarci». E allora? Come invertire la tendenza? Con la giusta comunicazione, con film, fiction, pubblicità che rendano desiderabile  e anche conveniente dal punto di vista economico un’economia di tipo circolare, sostiene l’autore. Una comunicazione che non parli più di privazioni, di disastri, di paura, ma di nuovi orizzonti del vivere sostenibile: «Per quante persone è ancora auspicabile immaginare che dietro le colonne d’Ercole si nasconda un’infinita distesa di pozzi di petrolio? E quanti invece sperano di trovare in questo luogo del desiderio innovazioni sorprendenti, la possibilità di utilizzare energia e materia per aumentare il proprio benessere senza condannare i nipoti, il segreto per ridurre il numero dei disperati? Anziché  frenare la corsa si può mutarne la direzione, indirizzarla verso un’innovazione delle tecnologie e dei comportamenti che si allinei con la natura, invece di combatterla». La svolta è dietro l’angolo: sta a noi desiderarla.

Sabrina Mechella

Librigreen, oltre la soglia con Giuliano e Nebbia

nebbia-320x427Salviamo questo mondo: è l’ultimo che abbiamo È in tutte le librerie per la collana “Palafitte” il volume “Non superare la soglia. Conversazioni su centocinquant’anni di ecologia”, di Giorgio Nebbia e Valter Giuliano. Può una specie vivente continuare ad aumentare di numero in un pianeta di dimensioni limitate? Gli autori danno una risposta negativa, provando a immaginare alcuni possibili scenari.

Il Libro
L’ecologia è stata, nel Sessantotto, la bandiera della contestazione della società dei consumi e dell’inquinamento, dando il via a una primavera di passione, dibattiti e speranza. A quarant’anni di distanza, però, il problema di una gestione irresponsabile delle risorse sembra essere cresciuto e mai risolto, complice gran parte del potere economico che, per non perdere profitto, ha rifiutato la via dell’ecologia. Cosa salverà noi e il pianeta? La tesi sostenuta è che ogni materiale usato possa tornare a nuova vita, ricorrendo a soluzioni tecnico-scientifiche che siano incoraggiate e sostenute da provvedimenti legislativi, economici e fiscali. In un’economia sostenibile e circolare, la chiave per sopravvivere è imitare la natura stessa, dove lo scarto di un ciclo naturale diventa risorsa per un successivo processo.

Sinossi
Gli autori, nel corso della conversazione, esaminano l’ecologia sotto svariati punti di vista. Ne tracciano le tappe storiche, ne analizzano l’evoluzione concettuale e le implicazioni sulla vita delle persone. La riflessione sulla natura dei consumi, e sulla loro reale necessità, conduce a una riformulazione dei processi economici volta a ridurre gli sprechi e il consumo di risorse naturali. Una rivoluzione attuabile non relegandola a mera teoria economica ma favorendo lo sviluppo di una coscienza collettiva sensibile a questa necessità.


giuliano-e-nebbiaGli autori

Giorgio Nebbia, è nato a Bologna nel 1926. Tra i primi e principali promotori della cultura ambientalista in Italia, è stato professore di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995 e parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). Valter Giuliano, giornalista ambientalista, è stato dirigente di Pro Natura e fondatore dei Verdi. Collaboratore del quotidiano La Stampa, ha scritto numerosi saggi sulla storia del movimento ambientalista, sulla politica delle aree protette e sulla cultura popolare.

Come riceverlo
I soci Fima possono richiedere copia omaggio scrivendo a ufficiostampaedizioni@gruppoabele.org

“Ultima chiamata: uscita 2020”, il libro di Adriana Sferra

Adriana Sferra al Salone del libro 2016
Ve li ricordate i proclami del “Protocollo di Kyoto”? Il refrain numerico del “20-20-20” di cui tutti si sono riempiti la bocca? Bene. Il libro di Adriana Sferra, “Ultima chiamata: uscita 2020″, tratta proprio di questo: del disincanto e dell’imbarazzo rispetto a traguardi irraggiungibili che nessuno seriamente si è posto in agenda e di ciò che – concretamente – è ancora possibile fare. Il primo capitolo del libro è esplicito fin dal titolo (“Comunicare per far capire, capire per agire”) e prende spunto dalla convinzione che la comunicazione possa l’impossibile. L’intento è quello di distanziarsi  mille miglia dall’ennesima elencazione di maledizioni, disgrazie e ruberie che hanno accompagnato gli ultimi duecento anni di cosiddetto “sviluppo dell’umanità”, con un picco negativo tutto concentrato negli ultimi venti.  L’autrice non intende assolutamente aggiungere il suo “Ultima chiamata…” alle centinaia di libri e alle migliaia di articoli che, ogni anno, trattano di effetto serra, economia sostenibile e o biodiversità e per questo confina ad una nota di apertura un “elenco di emergenze” a cui, ormai, siamo assuefatti.

Per scrupolo ve le ricordiamo e promettiamo di non parlarne più: “Nel mese di maggio del 2015 secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, la CO2 supera per la prima volta la barriera delle 400 ppm e secondo l’Istituto per l’Ambiente entro il 2100 si prevedono: 1,8/5,4 gradi centigradi in più l’aumento delle temperature;  2,5/7,0 gradi l’aumento in estate; 14/59 in più le notti tropicali con temperature sopra i 20 gradi: 10/39 in meno le notti con gelo;  19/56 in più i giorni estivi  (temperatura superiore ai 25 gradi);  35 in più i giorni consecutivi senza pioggia. Secondo la NASA tra i numerosi problemi da affrontare:  30-50%   la riduzione dell’acqua disponibile nel Mediterraneo; 15-35 %  la riduzione della resa agricola in Africa; da 7 a 300 milioni le persone coinvolte dalle inondazioni causate dall’aumento della temperatura…”. La solita “apocalisse annunciata” che però non smuove, non graffia, non trova “rispondenze” e, di fatto, rende la comunicazione impossibile. Qualcuno, infatti, è andato oltre e suggerisce come una delle poche vie di uscita… quella legale. È il caso, sempre secondo l’autrice, dell’associazione “Urgenda” che ha promosso una class action di quasi 900 persone  per inadempienze del Governo olandese sugli interventi anti “effetto serra”. Procedura, per inciso, che – pare – abbia dato frutti. 

Su cosa, come e perché comunicare dati scientifici (abbastanza) di dominio pubblico, in quale modo renderli comprensibili e “cogenti” nella loro semplicità, è uno dei leit-motiv del libro, in modo da mettere a nudo le motivazioni di una sostanziale freddezza della società, inadempiente e insensibile… Se non di fronte a grandi catastrofi e ad effetti pesanti per la salute e l’economia.

Netta e precisa è, di conseguenza, la requisitoria nei confronti della politica “incapace di fornire governance adattiva”, cioè forme di gestione dell’ordinario con attenzione alle risorse a disposizione e con obiettivi di riequilibrio complessivo su tutti i livelli. In pratica un’attenzione alla complessità di “Gea” combinata con ciò che effettivamente possono fare le nazioni del mondo, le loro economie, i loro cittadini. Un concetto non nuovissimo – di “economia circolare” si discute almeno dal 2012 –  che è parte integrante del “Manifesto for a Resource Efficient Europe”, uno dei tanti documenti prodotti dalla Ue,  che “dovrebbe” caratterizzare gli indirizzi economico politici del nostro continente, incardinandone i principi a livello mondiale.

Nel “Manifesto” citato ci sono indicazioni chiare di strumenti a disposizione, come i Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale (FESR), che non aspettano altro che di essere utilizzati pienamente. È sempre Adriana Sferra a ricordarci il gap negativo di cui continuiamo a patire noi italiani con esborsi a favore dell’Europa di un terzo superiori a quanto veramente si riesce a riportare in Italia con progetti e programmi adeguati. Ci rammenta anche che si sono affinati strumenti legislativi, come la L 68/2015 sugli “Ecoreati” o il D.lgs n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), che – insieme alla estensione di operatività della Via e della Valutazione Ambientale Strategica –  potrebbero aiutare molto. Sempre che questo aiuto sia gradito e, soprattutto, nei piani di chi dovrebbe avere a cuore la tutela del territorio, il lavoro, l’ambiente, la salute…

Data la competenza specifica dell’autrice (che è architetto DdR, ricercatore presso il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura della “Sapienza” di Roma, insegna “Materiali e Tecnologie degli elementi costruttivi” nel Corso di Laurea Magistrale in Architettura) non poteva non avere rilievo un’ampia disamina di quanto si potrebbe fare oggi nel campo dell’edilizia compatibile, sia in termini di progettazione che di materiali. Proprio per questo viene dedicato un intero capitolo alla “Domotica” come  nuova possibilità di innovazione di ambienti accoglienti, funzionali e con consumi ridottissimi.

Un libro che attacca il “buonismo” e l’approssimazione di chi, pur di non dover intervenire in prima persona è disposto a chiudere un occhio o, come scrive la Sferra a proposito di deroghe ai provvedimenti: “Misure  (quelle prevista per legge) a volte escluse se l’imputato mette i luoghi in sicurezza o li ripristina”. La Sferra suggerisce altre strade, quelle della determinazione e del coraggio, dello studio appassionato e della voglia di innovazione, con un occhio particolare ai giovani e a chi, in ambito accademico, scientifico o politico, ha possibilità di orientare scelte e futuro, andando oltre il proprio “particulare”.

Pierluigi Cavalchini

L’intervista al Salone del Libro di Torino 2016