Tullio Berlenghi, Storia del Diritto Ambientale

Tullio Berlenghi, spazio Fima, Salone del Libro di Torino

Molto interessante e – per certi versi – didascalico, il saggio da poco pubblicato da Primiceri  sulla “Storia del Diritto Ambientale”. Un excursus che parte da molto  lontano, con riferimenti al Codice di Hammurabi e alle “leges” di Diritto Romano. Un testo che ha un saldo impianto di analisi storico-giuridica e che – come dovuto –  si concentra in modo particolare sul Secondo Dopoguerra, sulla difficile convivenza tra “boom economico” e ambiente, sui ritardi delle varie legislazioni nazionali e internazionali. Tullio Berlenghi, apprezzato tecnico della materia, con lunga esperienza di settore, ora in forza al Ministero dell’Ambiente, ha raccontato con sintassi piana e accessibile – e con una grande preoccupazione per la leggibilità di testi, decreti, ordinanze, direttive, non sempre chiare – quello che è successo negli anni riguardo alla tutela dell’ambiente, per evitare di fare peggio in futuro. L’attenzione dell’autore è puntata sulla lentezza  che ha caratterizzato la legislazione ambientale (un po’ di tutto il mondo) nel recepire sollecitazioni e innovazioni importanti. Lui stesso ci ricorda, d’altra parte, che :  “Tutti gli ordinamenti giuridici sono nati dall’esigenza di stabilire regole certe e facilmente conoscibili per garantire una serena convivenza all’interno di una collettività. In passato ci si limitava ad imporre norme a tutela dell’incolumità delle persone e della proprietà. Man mano che le organizzazioni sociali diventavano più complesse ed articolate si avvertiva la necessità di adeguare l’ordinamento giuridico ai continui mutamenti, tenendo conto spesso dell’influenza dei precetti morali e religiosi dominanti. Appare chiaro che quando le società erano caratterizzate da un assetto “primitivo”, in cui la stessa vita umana non godeva di un regime assoluto di tutela, vi era una netta semplificazione dei sistemi giuridici e una conseguente circoscrizione dei beni e dei diritti protetti. E non è difficile immaginare che ambiente e territorio fossero piuttosto lontani dall’appartenere alla categoria.” Appunto, un non riconoscimento del “bene ambiente” in quanto tale. Una “variabile” da conteggiare come “aggiunto” in un quadro di costi e benefici, in cui al centro – e per moltissimo tempo – è rimasto il profitto. E, purtroppo, la tutela dei beni ambientali si è cominciata ad affermare solo quando si è iniziato ad avvertire il rischio di depauperamento e conseguentemente la potenziale scarsità di un bene, considerato fino ad allora inesauribile. L’elemento più  significativo della COP 23, ricorda nella parte finale del libro Tullio Bertenghi “ è stato indubbiamente quello di muovere i primi timidi passi di un percorso finalizzato all’avvio di azioni concrete per la decarbonizzazione dell’economia mondiale.” Ma già nuove nuvole si addensano sul futuro ambientalmente compatibile del nostro pianeta, almeno a quanto viene riportato dai vertici dei G7 in Canada e dal concomitante “Vertice di Shangai” con la partecipazione di nazionai grandi e piccole di quello che veniva definito un tempo “Terzo Mondo”. E proprio alla luce degli ultimi sviluppi “capire” come ci siamo arrivati può essere fondamentale.

PL Cavalchini

Intervista a Tullio Berlenghi, Salone del Libro di Torino

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