Verso l’assemblea di Rimini: Antonio Ferro

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On Ottobre 24, 2013, Posted by , In L'assemblea di Rimini 2013, By , With 1 Comment

In questi anni l’attenzione sulle questioni ambientali è aumentata per quanto riguarda i grandi problemi del Pianeta (clima, risorse, energia, etc.) ed i conflitti territoriali  mentre è completamente scomparsa quella per le “notizie” in positivo. È sempre più difficile trovare notizie che parlano di risultati raggiunti, di soluzioni tecnologiche importanti, insomma l’ambiente quando ha una luce positiva non riesce ad interessare i media. La colpa è soltanto dei media? Oppure c’è anche una responsabilità dei “comunicatori” ambientali spesso per mancanza di professionalità, trasparenza ed affidabilità delle fonti. Quante volte ricerche, sondaggi, messaggi informativi non sono sempre veritieri, quasi mai sono in evidenza i confini o i limiti di questi dati. Spesso siamo anche noi corresponsabili, quante volte nelle nostre attività giornaliere stressiamo una notizia e magari redigiamo un comunicato stampa, anche se non ci sono le condizioni. Molte volte dovremmo essere capaci di dire anche dei no. Insomma se vogliamo che la “comunicazione” ambientale diventi più matura dobbiamo scrivere e condividere delle regole minime fatte di trasparenza e di rigore. Se diamo dei dati devono essere facilmente verificabili, se annunciamo delle azioni deve essere garantita la trasparenza e l’accessibilità. Insomma dobbiamo insieme iniziare una nuova partita, dove tutti i giocatori devono partecipare al gioco: gli amministratori pubblici con più coraggio; gli imprenditori con più trasparenza; i cittadini/consumatori con più voglia di partecipazione; i media con più curiosità. L’Italia e la Green Economy hanno bisogno di molta comunicazione ambientale.

Antonio Ferro

Presidente Extra

One Comment so far:

  1. Carmela C. ha detto:

    E’, come sempre, una questione di potere, di rapporti di forza delle parti in gioco. E, attualmente in Italia, i singoli comunicatori ambientali hanno davvero un ridotto margine d’azione.
    I fatti come alluvioni, terremoti e altri eventi naturali attirano l’interesse da parte del giornalista, almeno per diritto di cronaca. Tuttavia, sappiamo bene quanto sia dannoso l’approccio “catastrofista”: non è realista e rischia di sortire l’effetto contrario, cioè, una volta smentite le previsioni più nere, di non interessare le persone. Ma anche l’approccio della “good news” mi sembra limitante e sembra confinare un tema così complesso, qual è l’ambiente, in rubriche da blog e in consigli, più o meno autorevoli, per “vivere sani e belli”.
    è possibile fare entrare l’ambiente nell’agenda dei media senza che debba morire della gente per un’alluvione? O senza dover vendere qualcosa? è una sfida che troppi, compresa la sottoscritta, conducono senza avere gli strumenti adeguati, ma…non si arrendono.

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