La nostra missione

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On Ottobre 6, 2013, Posted by , In Evidenza, With No Comments

La nascita della Federazione italiana dei media ambientali (Fima) nel giorno di apertura del Festival internazionale del giornalismo a Perugia, il 23 aprile scorso, è una bella notizia per tutti quanti   hanno a cuore la costruzione di   un futuro sostenibile. Gli “attori”   dell’informazione ambientale sono   ormai molti: giornalisti coraggiosi  dentro le grandi testate, blogger  ostinati, testate online, riviste  storiche, pazienti tessitori di reti,  giovani sperimentatori delle potenzialità  dei social network. Un mondo variegato in cui giornalisti   professionisti si incontrano con   free lance ed ecocronisti senza   tessera, militanti con manager,   attivisti “verdi” con educatori, formatori,   studiosi e professori universitari.  Ci sono volti noti come   le folte nuove leve che stanno salendo   alla ribalta. Tutti hanno un   ruolo importante: grandi firme,   personaggi televisivi, ricercatori,   reporter “di base”, blogger, divulgatori.   Tutti insieme parlano a   milioni di persone, totalizzano   numeri impressionanti di lettori,   di ascoltatori o telespettatori, di   visitatori dei siti web e di followers   sui social network. E tutti   hanno cittadinanza piena nella   Fima, che non è un’organizzazione   solo di giornalisti o editori   ma punta a rappresentare quanti   operano, a qualsiasi titolo, nell’informazione   e nella comunicazione   ambientale, compresi quanti intendono   sostenerla anche se non   vi hanno un ruolo attivo

NARRAZIONI SOSTENI BILI 
Il lunghissimo elenco dei primi   aderenti (che cresce di giorno in   giorno) testimonia l’interesse per   la Federazione e la giustezza della   scelta di aprire il più possibile   le porte. I promotori della Fima,   insomma, hanno colto un bisogno,   qualcosa che era nell’aria e   che doveva diventare realtà. Da   un lato, i media ambientali sono   uno strumento fondamentale per   l’affermazione di nuovi modelli   di produzione e consumo e danno   visibilità alla ricerca del campo   delle “scienze della sostenibilità”   e all’innovazione tecnologica.   Dall’altro, il fermento nel campo   dei mezzi di informazione – tradizionali,   nuovi e nuovissimi – è   parte della vivacità che riscontriamo   nella società civile, dove   sorgono iniziative e si moltiplicano   i casi di innovazione sociale di   cui le tecnologie sono supporto e   fattore di moltiplicazione. La società   ecologica sta nascendo più   dal basso che dalla lungimiranza   dei decisori politici ed economici,   che spesso appaiono culturalmente   vecchi e prigionieri degli stessi   schemi che hanno prodotto i problemi   che stiamo vivendo.
PROGRAMMA DI LAVORO
Nei media ambientali trovano invece   sponda e alleati preziosi le   imprese che hanno creduto nella   green economy, le filiere corte, i   sistemi di condivisione o ridistribuzione   di beni (dal bike al car   sharing, dal cohousing al food   sharing), così come i cittadini che   con tanti piccoli gesti rendono ogni   giorno il mondo un po’ migliore, i   movimenti e i comitati impegnati   per la giustizia ambientale e   un’economia equosolidale e nella   lotta contro i disastri ambientali,   l’inquinamento, le illegalità ambientali.   Il programma di lavoro   della Fima? Accrescere la visibilità   e il peso dei media ambientali,   sostenere quanti coprono i temi   dell’ambiente nelle testate non   specificatamente ambientali, attivare   servizi utili per gli associati,   organizzare opportunità formative,   favorire scambi e collaborazioni con colleghi e testate di altri   paesi, creare sinergie. I media e i   mediattivisti ambientali, insomma,   hanno voglia di collaborare, di   conoscersi meglio e farsi conoscere   meglio, gettando ponti anche verso   il resto del mondo.
OLTRE I PARTICOLARISMI
Non era così scontato: frammentazione   e particolarismi sono un   male storico dell’Italia. Non è piccola   cosa: dall’efficacia dei media   ambientali e da un’accresciuta attenzione   di tutto il mondo dell’informazione   dipendono dimensione   e velocità di una transizione   ecologica, necessaria e urgente.   Necessaria e urgente perché il   mondo è a una svolta e cambiare   strada è ancora possibile, perché   è dall’ambiente che viene la speranza   del cambiamento, in un momento   in cui vediamo intorno a   noi disagio sociale, paura, degrado   morale, inadeguatezza culturale, con enormi sfide in un orizzonte   molto prossimo quali acqua,   cibo, energia. Sfide che il mondo   dell’informazione (anch’esso colpito   dalla crisi, nonché dal traghettamento   verso un sistema misto   tradizionale-digitale) affronta in   parte senza sufficiente coscienza   (o sotto i condizionamenti di   potenti interessi antiecologici) e   per la sua parte migliore, quella   ambientale, con tutte le difficoltà   e gli entusiasmi di chi sta aprendo   la strada al rinnovamento. Il   compito per il gruppo di coordinamento   eletto a Perugia e per tutti   i soci fondatori è dunque coniugare   ambizioni e concretezza, in   vista del congresso nazionale che   entro l’anno preciserà l’assetto definitivo   della Federazione.   “Federarsi” vuole dire mettere   insieme diverse visioni e diversi   punti di vista, nonché le specificità   di ognuno: c’è chi si rivolge   al campo delle energie rinnovabili,   chi fa il “watchdog” contro   le minacce alla salute, chi educa   all’ambiente, chi dà voce a nuovi   stili di vita, chi informa sulla   green economy, chi fa ricerca,   chi forma i comunicatori. Ecco,   dall’unione di queste visioni può   nascere una visione generale basata   sul denominatore comune di   un nuovo paradigma economico e   culturale, nel cammino verso una   “green society”.

Mario Salomone, presidente Federazione italiana media ambientali

(L’articolo è uscito su La Nuova Ecologia, giugno 2013)

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