Una nuova primavera silenziosa?

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On Maggio 15, 2014, Posted by , In Notizie, With No Comments

Alessandro Caramis

Il nome “Primavera silenziosa” è un chiaro omaggio e riconoscimento a Rachel Carson. Una biologa che nel 1962, grazie ad un libro di cui questo post riporta il nome, trasformò per la prima volta le questioni ambientali in consapevolezza sociale dando presto vita a un movimento di opinione ambientalista ed a tutte le tematiche collegate alla sostenibilità. Il libro diventò presto un best-seller e rappresentò l’inizio di uno spartiacque, un cambio di paradigma, su come il rapporto tra l’uomo e le risorse naturali dalle quali attingeva per la propria sopravvivenza veniva socialmente percepito. L’elemento di novità di questo testo fu dato anche dal fatto che nella cultura americana di allora introdusse non solo una nuova consapevolezza sociale verso le questioni ambientali bensì collegava tale coscienza ad un’informazione di natura scientifica. Con Primavera Silenziosa nacque la cultura dell’ambientalismo scientifico che basava le proprie cognizioni su paradigmi, postulati e ipotesi empiricamente verificabili e riproducibili dalla comunità scientifica, ascoltate e fortemente prese in considerazione dall’opinione pubblica e dalle classe dirigenti di tutto il pianeta.

Da allora molto è cambiato, il mondo è transitato dalla cultura del libro a quella dell’audiovisivo che come afferma Franco Ferrarotti testimonia il passaggio verso una cultura che alla logica analitica, cartesiana,  della riflessione e del lento cogito privilegia quella dell’immediatezza, dell’immagine ipnotica, dell’emotività e della teatralità insita nei mezzi di comunicazione di massa elettronicamente assistiti. Ieri la televisione oggi internet. In questo mondo le questioni ambientali sono entrate e uscite più volte nell’agenda setting delle notizie mutando e modificando più volte l’attenzione, la consapevolezza e la percezione sociale dell’opinione pubblica verso di esse.

L’esigenza sempre più stringente è di avviare una riflessione ed un confronto pubblico su come l’informazione scientifica ambientale viene oggi diffusa e veicolata attraverso i principali mezzi di comunicazione di massa (il cinema, la televisione, il web, la letteratura, ecc..) e di considerare come queste narrazioni influiscono e possono modificare gli atteggiamenti ed i comportamenti del pubblico, della società, degli operatori economici e della politica verso l’ambiente. Oggi più che mai c’è bisogno di dedicare una maggiore attenzione al rapporto tra mondo scientifico, inclusivo delle scienze naturali e delle scienze sociali ed il mondo dei media. Il dilemma storico tra informazione scientifica orientata alla complessità ed informazione giornalistica tendente per ragioni di format alla semplificazione è sempre attuale. Questo le vediamo in un mondo nel quale molte questioni legate al rapporto tra ambiente e società riacquisiscono centralità nel dibattito pubblico. Come ebbe modo di affermare Fulvio Beato, uno dei decani della sociologia dell’ambiente in Italia: «La crisi ecologica si realizza quando questa, con i suoi segni insieme naturali e sociali, diventa coscienza sociale». Più di cinquant’anni fa ad innescare questo mutamento di prospettiva ci pensò la Carson con il suo “Silent Spring”, oggi non è detto che sia più così.

Nei media mainstream la crisi ecologica, stretta nella morsa tra il catastrofismo-sensazionalismo da una parte ed il silenzio-rimozione dei suoi impattidall’altra, rischia di non essere più socialmente percepita come tale. Nell’informazione più specialistica grazie anche al crescere di molti siti, blog e riviste tematiche, mai come prima, attraverso la pervasività e la diffusione dei nuovi media digitali, le persone hanno accesso ad un’informazione scientifica, partecipata, di qualità e alternativa rispetto a quella generalista. Rispetto al passato viviamo in un periodo nel quale le informazioni non mancano, tuttavia, i flussi di comunicazione nei quali oggi il pubblico condivide e si scambia tali informazioni non sono garanzia di per sé di una maggiore comprensione della complessità dei fenomeni che viviamo né dei rischi ambientali.

Il dilemma di quanto e come l’informazione ambientale si traduca in consapevolezza sociale rimane quindi aperto. Occorre allontanare il rischio di una nuova primavera silenziosa e indirizzarci verso una nuova consapevolezza ambientale culturalmente orientata e scientificamente fondata al riparo sia dal frastuono dell’infotainment ambientale presente nei media generalisti e sia dall’immediatezza e istantaneità oggi prevalente nei social-media. Le modalità su come arrivarci sono tutte da valutare. Iniziare a riflettere anche su questo punto può essere un buon inizio per condividere insieme questo percorso.

Alessandro Caramis, membro del Comitato Scientifico FIMA

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