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Il rapporto di fine mandato del presidente Fima, Mario Salomone

Mario-Salomone Fima
Rapporto di fine mandato
del Presidente della FIMA Mario Salomone

Care socie, cari soci,

 è passato oramai qualche anno dal 24 aprile 2013, quando al Festival internazionale di giornalismo a Perugia fondammo ufficialmente la Federazione Italiana Media Ambientali, con un Comitato direttivo provvisorio, dopo l’appello ai media verso Rio+20 dell’anno precedente e un incontro preliminare a Rimini, presso Ecomondo. Il percorso fondativo vide poi il 7 novembre, nella assemblea convocata ancora a Rimini, l’elezione dell’Ufficio di presidenza ora uscente, del presidente e del segretario generale.

 Un bilancio e alcuni ringraziamenti

Quattro anni di attività, insomma, sono un tempo giusto per fare un bilancio.

Quello economico è presto detto: il totale complessivo di oltre tre anni non arriva a 10mila euro tra quote soci e donazioni, ciononostante non presenta debiti. Quello delle attività, invece, è molto più ricco e questo soltanto grazie all’impegno volontario e gratuito di quanti ci hanno aiutato e hanno donato alla Federazione la loro passione, le loro competenze, le loro strutture e il loro tempo per assicurare le funzioni di base. I soci, innanzitutto, nei tre anni più di trecento, che ci hanno dato fiducia con la loro adesione e che spesso si sono messi al servizio delle iniziative che abbiamo organizzato in diverse città d’Italia, dagli eventi di formazione alla presenza durante la Marcia per il clima di Roma nel dicembre 2015, fino alle presentazioni e ai convegni durante il Salone del libro di Torino 2016 e al seminario nazionale con SNPA e ARPA a Bologna, per citarne soltanto alcuni.

Voglio ringraziare al termine di questo triennio in particolare le due tesoriere (prima Ilaria Romano e poi Eliana Rapisarda), Alessandro Tibaldeschi e la sua squadra che hanno curato l’ufficio stampa, i componenti del primo Comitato che ha curato la fase di avviamento della FIMA, tutti i membri dell’Ufficio di Presidenza uscente e gli autorevoli membri del Comitato scientifico che alla Federazione hanno dedicato energie e hanno presidiato tematiche specifiche, nonché le organizzazioni che hanno sostenuto la FIMA dando idee, sollecitando patrocini, partecipando alle nostre iniziative, offrendo spazi e opportunità, anche risorse economiche come nel caso di Aboca, nostra fedele azienda associata. Molti altri ci piacerebbe citare ma l’elenco diventerebbe troppo lungo, aggiungiamo soltanto un ultimo grazie speciale, a nome dell’intera FIMA, a Marco Fratoddi: senza di lui, eccezionale Segretario generale della Federazione, senza il suo entusiasmo, la sua generosità, la sua umanità, la sua professionalità, il suo infaticabile lavoro, la sua dedizione alla FIMA, la sua capacità di tessere reti, nulla di quanto è stato fatto, compreso questo momento di confronto on-line, sarebbe stato possibile.

Termino dunque il mio mandato di presidente con la soddisfazione di aver superato la difficile fase di avvio di quella grande sfida che è la FIMA grazie al contributo collettivo di una bella squadra.

 Elementi di preoccupazione

 Non possiamo però nasconderci che abbiamo dovuto destinare parte dell’attività della FIMA non solo, come avremmo preferito, a far progredire la qualità e la diffusione della comunicazione ambientale in Italia (ruolo in cui comunque la FIMA si è distinta e che è la sua primaria ragion d’essere), ma a denunciare disinformazione, errori scientifici, attacchi alla libertà di informazione, ridimensionamento degli spazi dati ai temi ambientali da parte di alcuni media. Durante il nostro mandato, ad esempio, abbiamo assistito alla chiusura di una storica testata RAI come Ambiente Italia e di una nuova trasmissione che stava conquistando un suo importante spazio, come Scala Mercalli.

Questo in un quadro in movimento, di crisi di molti organi di stampa e di problemi occupazionali, in cui alla disattenzione verso l’ambiente, con le sue emergenze ma anche con le sue opportunità di innovazione e sviluppo sostenibile, da parte dei media “main stream”, cercano di sopperire molte testate su carta e online (in gran parte aderenti a FIMA) e il fiorire di “social media”, medaglia a due facce.

 Prospettive

 Viviamo in una “società del rischio” che è tutto legato, nelle sue cause o per la crescente vulnerabilità di vite e cose, a fattori tecnologici e al tipo di sviluppo che contraddistingue iil periodo dell’Antropocene, come lo ha definito ormai quasi vent’anni fa il Nobel per la chimica Paul Crutzen. Inquinamento atmosferico, acustico e luminoso, ciclo dell’acqua, dissesto idrogeologico, terremoti, frane, valanghe, alluvioni, incidenti industriali, cibo adulterato e/o sprecato, lavorazioni nocive, stili di vita sbagliati, ma anche ingiustizie sociali o biblici esodi di massa di popoli in fuga dalla fame e dalle guerre ci dicono che dobbiamo imparare ad abitare con più saggezza la Terra.

L’informazione ambientale, in questa sfida, ha un ruolo fondamentale: è presupposto di cittadinanza, aiuta nelle scelte, mette in guardia dai pericoli, valorizza soluzioni, indica strade migliori vero un futuro vivibile e sostenibile.

La FIMA ha messo un piccolo seme. Ora però bisogna guardare avanti, conquistare altri pezzi nel mondo dei media di diverso genere, dialogare con tutte le parti sociali, lavorare fianco a fianco con tutti, dalle istituzioni alla società civile.

A chi assumerà la responsabilità di FIMA il mio augurio di farcela, nel solco di quanto realizzato finora. Credo, infatti, nell’avvicendamento e pertanto vi annuncio fin d’ora che non ripresento la mia candidatura per il triennio 2017-2019. Non finisce qui però il mio impegno per le ragioni della FIMA, di cui sono onorato di essere stato il primo presidente, a sostegno della cultura e dell’informazione ambientale in un paese che ne ha tanto, tanto bisogno.

Un caro saluto a tutte e tutti

Mario Salomone

 

Premio Anev “Energia del vento 2016”, Sergio Ferraris di Fima tra i premiati

Si è chiuso con la proclamazione dei vincitori il Premio giornalistico ANEV “Energia del Vento 2016” e sono tre i giornalisti che sono stati ritenuti i più meritevoli da ANEV nell’aver affrontato i temi dell’ambiente, dell’energia rinnovabile ed eolica. Sono stati premiati: Igor Staglianò (Rai 1) per la categoria TV, Luca Pagni (La Repubblica) per la categoria Stampa, Lucas Duran (Radio Vaticana) per la categoria Radio; Sergio Ferraris (QualEnergia) per la categoria WEB, Gianluca Zapponini (Startmag) per la categoria Under 30. «Anche quest’anno il premio ha visto la partecipazione di giornalisti di notevole spessore e la premiazione di firme tra le più prestigiose nel panorama giornalistico italiano.” ha commentato Simone Togni, Presidente dell’ANEV “Affrontare temi come quelli dell’energia e dell’ambiente, spesso molto tecnici, e riuscire a comunicarli rimanendo fedeli ai fatti e ai dati scientificamente comprovati è la sfida che il Premio ANEV pone e che i giornalisti premiati hanno soddisfatto egregiamente. Che il Premio giornalistico ANEV sia stimolo per un buon giornalismo». «L’informazione ambientale vive un momento difficile. – ha detto il giornalista scientifico Sergio Ferraris che è anche tra i fondatori della FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) – Assistiamo alla chiusura di trasmissione, alla riduzione dell’interesse da parte dei media generalisti, mentre quelli specializzati soffrono per la crisi generale dell’editoria e per la transizione verso le nuove tecnologie che necessitano di impegni e risorse notevoli per affrontare con successo la transizione dalla carta al digitale». Il rifermento di Ferraris è circa la chiusura da parte delle dirigenza Rai di un programma storico come Ambiente Italia e di uno nuovo, e con un format innovativo come Scala Mercalli. «È contradditorio il fatto che mentre si va verso una crisi climatica, si pensa all’economia circolare come soluzione alla crisi economica che riesca a coniugare sviluppo e ambiente, si riduca l’informazione ambientale. – prosegue Ferraris che nel 2015 ha vinto il Primo premio “Reporter per la Terra 2015″ in occasione della Giornata della Terra – C’è di sicuro un gap tra le aspettative dei cittadini in materia d’informazione ambientale e l’offerta da parte dei media. Il problema vero, però, è trovare le declinazioni, i linguaggi, le modalità di un’informazione ambientale che stia al passo dei tempi e delle sfide e che riesca ad affermarsi al di sopra del “rumore di fondo” rappresentato dalla moltiplicazione degli stimoli informativi che oggi abbiamo con i social, con la fruizione dell’informazione ventiquattrore su ventiquattro, facilitata dai mobil device». Durante la cerimonia è stato organizzato un evento/intervista a Michele Guerriero, Ceo di Innovative publishing ed Editore de Il Pianeta Terra, sul tema della comunicazione ambientale e sul rapporto tra informazione ed energie rinnovabili, per mettere in luce con esperti del settore tutti gli aspetti legati all’evoluzione dell’informazione oggi, anche in funzione della diffusione dei nuovi media e del massiccio flusso di notizie. «Sulle energie rinnovabili, l’informazione gioca un ruolo essenziale. – conclude Ferraris – Il passaggio dei cittadini dal consumo alla produzione energetica da fonti rinnovabili, l’affermarsi della mobilità sostenibile, la gestione di risorse come l’energia attraverso i dati, sono fenomeni che stanno arrivando tutti assieme e che avranno necessità di un’informazione dettagliata, precisa, direi accurata come la chirurgia. – conclude Ferraris – E se i cittadini non saranno informati nel migliore dei modi possibili queste tecnologie ci metteranno molto più tempo ad affermarsi e non abbiamo tempo, perché la crisi climatica incalza e se non saranno prese delle decisioni chiare e nette a tutti i livelli, da quello del singolo alla politica internazionale, lasceremo ai nostri figli un pianeta peggiore di quello che abbiamo ricevuto in “prestito”. E andremo oltre ai due gradi nel 2100, con conseguenze gravi per tutta la vita sulla Terra».

Librigreen, oltre la soglia con Giuliano e Nebbia

nebbia-320x427Salviamo questo mondo: è l’ultimo che abbiamo È in tutte le librerie per la collana “Palafitte” il volume “Non superare la soglia. Conversazioni su centocinquant’anni di ecologia”, di Giorgio Nebbia e Valter Giuliano. Può una specie vivente continuare ad aumentare di numero in un pianeta di dimensioni limitate? Gli autori danno una risposta negativa, provando a immaginare alcuni possibili scenari.

Il Libro
L’ecologia è stata, nel Sessantotto, la bandiera della contestazione della società dei consumi e dell’inquinamento, dando il via a una primavera di passione, dibattiti e speranza. A quarant’anni di distanza, però, il problema di una gestione irresponsabile delle risorse sembra essere cresciuto e mai risolto, complice gran parte del potere economico che, per non perdere profitto, ha rifiutato la via dell’ecologia. Cosa salverà noi e il pianeta? La tesi sostenuta è che ogni materiale usato possa tornare a nuova vita, ricorrendo a soluzioni tecnico-scientifiche che siano incoraggiate e sostenute da provvedimenti legislativi, economici e fiscali. In un’economia sostenibile e circolare, la chiave per sopravvivere è imitare la natura stessa, dove lo scarto di un ciclo naturale diventa risorsa per un successivo processo.

Sinossi
Gli autori, nel corso della conversazione, esaminano l’ecologia sotto svariati punti di vista. Ne tracciano le tappe storiche, ne analizzano l’evoluzione concettuale e le implicazioni sulla vita delle persone. La riflessione sulla natura dei consumi, e sulla loro reale necessità, conduce a una riformulazione dei processi economici volta a ridurre gli sprechi e il consumo di risorse naturali. Una rivoluzione attuabile non relegandola a mera teoria economica ma favorendo lo sviluppo di una coscienza collettiva sensibile a questa necessità.


giuliano-e-nebbiaGli autori

Giorgio Nebbia, è nato a Bologna nel 1926. Tra i primi e principali promotori della cultura ambientalista in Italia, è stato professore di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995 e parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). Valter Giuliano, giornalista ambientalista, è stato dirigente di Pro Natura e fondatore dei Verdi. Collaboratore del quotidiano La Stampa, ha scritto numerosi saggi sulla storia del movimento ambientalista, sulla politica delle aree protette e sulla cultura popolare.

Come riceverlo
I soci Fima possono richiedere copia omaggio scrivendo a ufficiostampaedizioni@gruppoabele.org